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Capire il Cane
Modalità attraverso cui il mio partner umano assume una rilevanza prioritaria ai miei occhi e viceversa anch'io divento rilevante per lei/lui.
Situazione tipo: lei/lui cerca inutilmente di richiamare il cane mentre sta correndo al parco verso altri cani.
A cosa pensa il cane: "Correre è molto più bello che tornare da te."
Il consiglio dell'etologo.
Chi vive con un cane si rende conto di avere scarsa capacità di appeal per il proprio compagno a quattro zampe quanto tenta inutilmente di richiamarlo allorché questi sta facendo qualcosa di estremamente piacevole. Si tratta in realtà di un problema che si rende evidente in queste situazioni ma che è già presente nella vita della coppia. Ovviamente, se la persona non ha rilevanza per il cane, sarà inutile chiamarlo ad alta voce quando è tutto preso da un'attività piacevole ed è calamitato verso altri referenti molto più attraenti.
Per poter richiamare il cane è necessario prima di tutto assumere rilevanza ai suoi occhi, e il processo che rende possibile questo accreditamento prende il nome di centripetazione. La centripetazione del cane si basa su tre fasi che vanno costruite con gradualità; solo l'ultima consente di richiamare il cane in una situazione di centrifugazione, come nel caso riportato:
- Focalizzazione: il partner umano diventa un target per il cane.
-Mediazione: il partner umano diviene l'intermediario per la gratificazione del cane.
- Riposizionamento: il partner umano è in grado di richiamare il cane fortemente attratto dall'esterno.
Queste tre fasi richiedono particolari attenzioni ed esercizi ad hoc studiati per non inibire né frustare il cane.
La focalizzazione è il primo passo e consiste nel rendere evidente e attraente il partner umano agli occhi del cane. Per prima cosa dovrà imparare ad attrarre il cane in situazioni dove questi non è centrifugato attraverso:
- il movimento e gli scarti di lato, sapendo che per il cane questo rende qualunque cosa più interessante.
- La ricerca, per esempio chinandosi e facendo finta di cercare qualcosa nell'erba.
- Il versetto ottenuto schioccando la lingua sul palato, che richiama lo sguardo del cane.
- Il "dai - dai" ripetuto che ingaggia il cane a un'attività di interazione con il partner umano.
Allorché il cane si volta verso di lui o lo raggiunge, questi lo premia con un bocconcino. A questo punto la focalizzazione si basa su un concetto molto semplice: "Vicino al mio compagno umano accadono sempre cose piacevoli" e si realizza camminandogli accanto e tirando dei bocconcini vicino a sé.
In questo caso abbiamo una focalizzazione in movimento, molto utile poi nella conduzione al guinzaglio. Abbiamo quindi l'accreditamento, che si basa anche sulle capacità della persona di assumere un ruolo coordinativo.
Poi si dovrà lavorare sul rendere la mano un target interessante sia attraverso l'accreditamento della mano (da lì arrivano i bocconcini) sia attraverso il louring (segui il movimento della mano).
La mediazione è il secondo step e ha un'importanza fondamentale in tutta la relazione, per esempio per evitare il comportamento impulsivo. Consiste nel fare in modo che il cane consideri il proprio umano l'intermediario per ottenere più velocemente quello che desidera e quindi non persegua gli obbiettivi in modo diretto e individuale. I lupi (da cui i cani derivano) infatti hanno due procedure operative: 1) se l'obiettivo è alla loro portata, per esempio cacciare un piccolo roditore, partono in modo diretto; 2) se l'obiettivo è più oneroso, per esempio cacciare un cervo, cercano la concentrazione di gruppo. Obiettivo della mediazione è di rendere l'opzione 2 prevalente cosicché il cane si rivolge al proprio umano ogni qualvolta ha bisogno di qualcosa.
Gli esercizi sono:
- Le richieste, per esempio il doggy-zen che consiste nel tenere un bocconcino nel pugno stando fermi, farlo annusare al cane che cercherà di prenderlo e darglielo non appena si ferma e ci guarda.
- I permessi, di cui il rito alimentare è un esempio,cioè: appoggiare la ciotola se il cane sta fermo e quindi dargli il "vai".
Gli esercizi di mediazione aiutano anche a favorire l'autocontrollo del cane oltre che trasformare il suo partner umano in un riferimento utile a cui rivolgersi tutte le volte che si sente calamitato verso un target o un'attività.
Una volta realizzata sia la focalizzazione che la mediazione, si può passare al riposizionamento, vale a dire riportare il cane centrifugato verso di sé. Un esempio è l'esercizio del "no gratificato": ci si chiama accanto al cane, si mette un bocconcino per terra, allorché il cane si avvicina per prenderlo lo si copre con la mano e gli si dice in modo molto dolce "no"; non appena il cane al suono del "no" si volta verso di noi, lo si premia con l'altra mano dandogli un bocconcino.
In questo modo il "no" diventa una risorsa utile per fermare il cane che sta facendo qualcosa di pericoloso, per esempio prendere un boccone in terra al parco (purtroppo c'è anche il rischio che sia un'esca avvelenata). In questo caso il "no" non è più una sola inibizione ("Non fare, non prendere"), ma si trasforma in un invito ("Se mi guardi, arriva qualcosa di piacevole").
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